{"id":1,"date":"2015-12-01T11:48:21","date_gmt":"2015-12-01T11:48:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mens-a.it\/?p=1"},"modified":"2016-05-19T06:55:05","modified_gmt":"2016-05-19T06:55:05","slug":"hello-world","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mens-a.it\/?p=1","title":{"rendered":"Mens-a 2015 alcune relazioni&#8230;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><b>5 giugno, Bologna<\/b><\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">INTRODUZIONE Dott.ssa Beatrice Balsamo<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel panorama attuale sono parole-chiave: energia, risorse naturali, nutrizione, consumo, sostenibilit\u00e0. E si parla di malnutrizione, perch\u00e9 si mangia troppo o troppo poco. Cos\u00ec, per produrre, trasformare, distribuire, consumare si usano delle risorse naturali della Terra, esercitando una forte pressione. Oggi la natura \u00e8 governata da uno sviluppo tecnologico che le impone trasformazioni cos\u00ec veloci da non essere pi\u00f9 raggiungibili, n\u00e9 dalle sue capacit\u00e0 rigenerative e neppure dall\u2019animo umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, il concetto di <b>sostenibilit<\/b><b>\u00e0<\/b> \u00e8 un nuovo modo di pensare e di agire che potr\u00e0 modificare l\u2019economia e il mondo. Tale concetto \u00e8 legato al <b>principio della sufficienza<\/b>, alla <b>pratica del limite <\/b>e<b> del convivio<\/b>. Si dovrebbe arrivare, infatti, ad una ecoscienza sostenibile(espressioni di Andrea Segr\u00e9 e Gianfranco Bologna), ad una economia ecologica<a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftn1\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[1]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a>. Tale economia \u00e8 un\u2019 economia circolare invece che lineare (non legata alla linearit\u00e0 progressiva, propria alla logica della crescita), una economia basata sulla riduzione dell\u2019uso delle risorse naturali ed energetiche, sul riuso e sul riciclo dei materiali, dell\u2019acqua e dell\u2019energia. In modo che le cose, le merci, i beni abbiano una vita pi\u00f9 lunga e non artificialmente breve. Al primo posto vi \u00e8 la prevenzione attraverso il <b>Risparmio<\/b> delle materie prime, il <b>Riuso<\/b> dei prodotti, il <b>Riciclo <\/b>degli oggetti, e il <b>Recupero <\/b>dell\u2019energia contenuta negli oggetti (queste le <b>Quattro R <\/b>dell\u2019economia ecologica). A cui io aggiungerei la quinta <b>R<\/b> di <b>Relazione (<\/b>come prevenzione dagli eccessi impulsivi e del violare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSostenibilit\u00e0\u201d, \u00e8, quindi, un termine importante e pone la questione di quali siano i limiti alla capacit\u00e0 di carico del sistema Terra rispetto alla popolazione umana. Continuare con il modello di crescita esponenziale usando le risorse naturali non \u00e8 possibile in un Pianeta finito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In natura l\u2019uomo \u00e8 l\u2019unico essere vivente che sfrutta le risorse per soddisfare in eccesso i suoi bisogni. Per questo \u00e8 necessario modificare gli attuali sistemi di produzione e consumo, per fornire le risorse a tutti, in modo equo nel presente e mantenerle disponibili per le generazioni future. Ci\u00f2 attraverso la decrescita, la responsabilit\u00e0 nei consumi, il commercio equo, la finanza e il turismo sostenibile, la filiera corta ecc. Deve prevalere il principio della sufficienza e del limite, coltivando maggiormente il valore della <b>Relazione, <\/b>riducendo il valore d\u2019uso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, gli squilibri nell\u2019uso delle risorse naturali ed energetiche, l\u2019accumulo e lo spreco hanno prodotto squilibri estremi anche nell\u2019accessibilit\u00e0 al cibo. Da una parte il mondo conta un miliardo di affamati tra denutriti e sotto nutriti. Dall\u2019altra gli individui in sovrappeso o obesi hanno raggiunto numeri assai simili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<b>Due miliardi di persone risultano malnutrite<\/b>, perch\u00e9 mangiano troppo o troppo poco, con conseguenti gravi problemi dal punto di vista economico, sanitario, sociale. Si mangia male, ovunque, e sommando affamati e sazi si arriva a un terzo della popolazione mondiale. Ma, altro paradosso, circa la met\u00e0 degli abitanti del Pianeta potrebbe essere nutrita con il cibo che si perde, dunque, lungo la filiera agro-alimentare mondiale\u201d<a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftn2\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[2]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa prospettiva (che \u00e8 anche quella di Expo \u201cnutrire il pianeta\u201d) si colloca l\u2019evento Mens-a volto a comprendere il valore della <b>relazione<\/b> tra cibo e uomo, il valore di <b>nutrire l<\/b><b>\u2019<\/b><b>esistenza<\/b> e non solo la vita o il Pianeta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, il cibo <b>non <\/b><b>\u00e8 <\/b><b>solo sostanza<\/b>, materia edibile, legata all\u2019urgenza del bisogno, non \u00e8 solo valore e storia di un territorio, qualit\u00e0, gastronomia (comunque prodotti dell\u2019agire umano), il cibo <b>\u00e8<\/b> pure <b>relazione<\/b>: (collegato all\u2019) affettivit\u00e0, identit\u00e0, al desiderio, come estetica, etica. Il cibo <b>\u00e8<\/b> <b>segno <\/b>di una cultura, tradizione, collegamento con le risorse, con l\u2019economia, la storia, ma <b>fa<\/b> pure <b>segno<\/b>, della presenza dell\u2019Altro, come relazione di esistenza (attraverso il cibo si fa esperienza della premura, della sollecitudine, dell\u2019affidarsi, della cura, dell\u2019intima socialit\u00e0, della memoria, etc..). Il cibo non \u00e8 solo un\u2019esperienza nutritiva, nel cibarsi \u00e8 sottesa sempre una domanda, una domanda di riconoscimento, che la nostra singola vita, esista, e la nuda vita diventa esistenza, solo se riconosciuta, voluta, <b>desiderata,<\/b> dall\u2019Altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nutrire l\u2019esistenza significa, infatti, attenzione alla forma del soggetto, che non \u00e8 un sistema chiuso, finito, (bens\u00ec relazionale,) poich\u00e9 nel soggetto vi \u00e8 una <b>mancanza <\/b>(una mancanza a essere), che permette il desiderio e nasce dal sentire il limite, un argine che modella e guida, umanizzandolo, il godimento.<a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftn3\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[3]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a> Essere capaci al desiderio, \u00e8 un\u2019attitudine propriamente umana, nasce dal tocco, dalle parole, <b>dalla capacit<\/b><b>\u00e0 <\/b><b>del desiderio <u>dell<\/u><\/b><b>\u2019<\/b><b>Altro<\/b>: non si pu\u00f2 \u201cessere tutto\u201d, volere tutto, \u201cpotere tutto\u201d, per un godimento in eccesso e anti-vitale. Questa spinta \u00e8 propriamente narcisistica, priva di relazione con l\u2019Altro e significa posizionarsi in modo inumano facendo prevalere il consumare, il distruggere, sull\u2019accogliere e sul desiderare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere l\u2019oggi \u00e8 necessario quindi comprendere pure parole-chiave quali relazione, desiderio e godimento. Il nostro tempo, infatti, segna il collasso del simbolico col suo valore di interdizione e di limite ed enfatizza la spinta alla Cosa, al tutto saturo, al godimento immediato, strutturalmente anti sublimatorio; non occorrono rinunce, riflessione, si vuole un godimento schiacciato sul consumo immediato dell\u2019oggetto a portata di mano, di bocca, di corpo. E\u2019 il dramma silenzioso che accompagna il trionfo dell\u2019oggetto, sulle relazioni tra soggetti, e ci\u00f2 \u00e8 dovuto alla evaporazione dell\u2019ordine del Padre (come ci insegna la psicanalisi) che come funzione del Terzo e del limite (consente un <u>aldil<\/u><u>\u00e0<\/u> dal corpo a corpo con la madre, un aldil\u00e0 dalla sola immedesimazione speculare a voler essere un Uno chiuso, a coincidere solo con se stessi) e apre al desiderio e al legame con l\u2019Altro. Cos\u00ec, da una parte il circuito del godimento mortifero tende alla chiusura autistica, all\u2019Uno, al non rapporto con l\u2019Altro, al rapporto privilegiato e unilaterale con l\u2019oggetto, come per il bisogno (se si ha sete bevendo, si risolve lo stato di bisogno),\u00a0\u00a0 mentre il desiderio <b>non desidera l<\/b><b>\u2019<\/b><b>oggetto<\/b>, bens\u00ec un altro desiderio, come domanda di <b>riconoscimento<\/b>, (di essere riconosciuti), attraverso quei segni della \u201cpresenza presente\u201d (attenta e desiderante) dell\u2019Altro. Il desiderio, infatti,\u00a0 si nutre di <b>segni<\/b>. E sono i segni (che vengono dall\u2019Altro) a <b>costituire le connessioni<\/b> tra la mente, i sentimenti e i comportamenti. Ma oggi manca sempre pi\u00f9 questa cerniera di contatto, cos\u00ec il comportamento rimane senza riverbero emotivo, <i>a-path<\/i><i>\u00f2<\/i><i>s<\/i>. Il desiderio dell\u2019Altro \u00e8 relazionale, \u00e8 legame, possibilit\u00e0 altra dal (desiderio di) godimento mortale, schiacciato solo sulle cose, cos\u00ec il desiderio dell\u2019Altro chiede un godimento, d\u2019altro genere da quello mortale, un godimento Altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo se il desiderio converge con il godimento, orientandolo al limite (ed \u00e8 la legge simbolica, della parola, che sottrae al soggetto la spinta a un godimento assoluto non intaccato dal limite), solo cos\u00ec, si avr\u00e0 un godimento Altro, rispettoso, che non mortifica la vita. Si tratta di consegnare la vita al desiderio, affinch\u00e9 la vita possa riconquistarsi come umana, e la liberazione dal godimento mortale implica una esposizione alla contingenza del desiderio dell\u2019Altro e al limite ad esso legato. Ma, nella societ\u00e0 in cui viviamo mancano i limiti, intesi anche come <b>confini<\/b> identitari, tra uomo e donna, bambino e adulto, pubblico e privato. Questo finisce per generare un grande senso di insicurezza e di aumentata fragilit\u00e0. In particolare, latitano le funzioni paterne. C\u2019\u00e8 una rincorsa a fare le mamme, non c\u2019\u00e8 nessuna voglia di autorit\u00e0. Si finisce per allevare figli tiramis\u00f9, che hanno la sola funzione di rassicurare i genitori. Il messaggio che passa \u00e8 che tutti possono tutto, tutti sono tutto, non esistono confini, non occorrono rinunce. In questo modo, il desiderio \u00e8 sempre pi\u00f9 assente, poich\u00e9 il desiderio ha a che fare con l\u2019assenza, con la rinuncia al tutto e subito, se tutto \u00e8 presente, disponibile e pronto, si smette anche di desiderare. Il desiderio \u00e8 in via di estinzione, \u00e8 come se non esistessero pi\u00f9 porte chiuse, si pu\u00f2 entrare dappertutto ma non basta mai. Gli adolescenti, poi, sono, spesso, dipendenti da tutto: alcol, droghe, social network, meno che dalle persone, questa \u00e8 l\u2019unica dipendenza che li terrorizza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece, bisogna morire al godimento mortale in eccesso, che \u00e8 il godimento senza speranza della pulsione di morte, per poter rinascere e risorgere ad una vita nuova, alla vita del desiderio che \u00e8 anche rendere mondo ci\u00f2 che non \u00e8 ancora mondo, desiderio di un mondo migliore, pi\u00f9 umano. E ci\u00f2 sar\u00e0 possibile solo quando il legame, le parole pensose, il rispetto, il progetto comune prevalgono sul godimento cieco e unilaterale, espressione della volont\u00e0 di potenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, l\u2019uomo \u00e8 sempre pi\u00f9 ingannato dalle compensazioni, da cui dipende, dai risarcimenti attraverso gli <b>oggetti<\/b>, (riduce anche l\u2019uomo ad oggetto d\u2019uso, di godimento) in tal modo si disabitua al desiderio, lo confonde con il bisogno e finisce per identificare la sua stessa verit\u00e0, quella che lo riguarda, con il mero godimento, con il mero consumo. Ma, non si comprende, l\u2019enigma dell\u2019uomo se non ci si misura con il passaggio che dal bisogno conduce inesorabilmente al desiderio, poich\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 abitato dal desiderio, cio\u00e8 da una <b>mancanza<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, il possesso di un oggetto mette fine al bisogno corrispondente, ma non soddisfa il desiderio, e ci\u00f2 avviene, non tanto perch\u00e9 quel determinato oggetto sia carente di qualcosa (come il sistema consumistico vorrebbe fare credere, per immettere sul mercato sempre nuovi prodotti che promettano la piena felicit\u00e0), quanto piuttosto perch\u00e9 il desiderio non \u00e8 mai relativo all\u2019assenza di qualcosa, ma al soggetto stesso, che \u00e8 in s\u00e9, appunto, mancanza, che \u00e9 in s\u00e9 \u201c<b>apparato lacunare<\/b>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 questa, per\u00f2, (sapersi mancanti) la condizione di possibilit\u00e0 per il desiderio e per la comprensione (umana) di essere un con-fine, non onnipotenti. Nel limite vi \u00e8 il poter sentire e riconoscere la fatica, il dolore, l\u2019errore, ma pure l\u2019autentica piacevolezza, la vivezza della gioia. Mentre la corsa alla felicit\u00e0 \u00e8 una spinta a saturare, a un godimento unilaterale, al per s\u00e9, la gioia, di contro, nasce dalla mancanza, dal desiderio dell\u2019Altro (che manca), poich\u00e9 gioia <i>char<\/i><i>\u00e1 <\/i>\u00e8 strettamente collegata a <i>caritas<\/i>, dono amoroso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8, infatti, un incontro con l\u2019Altro che non sia emotivamente tonalizzato, perch\u00e9 noi siamo essere affettivi, e il senso dell\u2019esperienza \u00e8 sempre affettivamente connotato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, il desiderio, come la gioia, non si nutre di oggetti, ma di <b>segni<\/b>. Si nutre, dell\u2019attenzione e delle parole, che vengono dall\u2019Altro (non dall\u2019Altro della compiacenza o dell\u2019indifferenza, ma dall\u2019Altro nella sua funzione dialettica che ha a che fare con la rinuncia e il saper ritrarsi [da qui sorge il rispetto, ci insegna R. Guardini]: infatti, solo rinunciando alla immediatezza pulsiva-godente, si raggiunge, umanamente, una sintesi pi\u00f9 alta, attraverso l\u2019Altro come dialettico). E ci\u00f2 attraverso parole non logorate, del \u201csempre detto\u201d; possiamo invece fare esperienza del \u201cnon ancora\u201d detto, poich\u00e9 la nostra essenza \u00e8 <b>essere nella possibilit<\/b><b>\u00e0<\/b>, e in questo \u201cpoter essere\u201d vi \u00e8 pure tutto il rischio di non venire a essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, noi parliamo di <b>nutrire la vita<\/b>, ma soprattutto di <b>nutrire l<\/b><b>\u2019<\/b><b>esistenza<\/b>, cio\u00e8 di soggettivazione della propria vita, di sentirsi soggetti del proprio essere al mondo. Parliamo di <b>homo convivialis<\/b> e di <b>convivio, <\/b>a partire dalla prima relazione con la madre e con il cibo-latte, e della formazione del gusto, come senso legato a un preciso contesto relazionale e per questo viene a far parte della memoria e della storia di ognuno. Di fatto, nel venire al mondo l\u2019uomo prende posizione in esso, entra in relazione di appartenenza e di possibilit\u00e0. E, la soggettivit\u00e0 umana \u00e8 sempre con l\u2019Altro e con il mondo, \u00e8 sempre un <b>cum-vivens<\/b>, come contingenza e alterit\u00e0. Per questo Mens-a opera per l\u2019incontro tra persone e saperi differenti, cercando delle contiguit\u00e0 anche di linguaggio, cos\u00ec parole come sufficienza, responsabilit\u00e0, desiderio, convivialit\u00e0, diventano parole di un progetto comune. Lo stile (dal titolo Stili conviviali), infatti, \u00e8 collegato alla <b>forma<\/b> del soggetto e a una forma di mondo, non solo come <i>energeia, <\/i>energia, potenza a espandersi, ma pure come <i>aret<\/i><i>\u00e8<\/i> &#8211; virt\u00f9. Per i greci, <i>aret<\/i><i>\u00e8<\/i> \u00e8 la capacit\u00e0 di avere una forma e di mantenerla nonostante l\u2019offesa, anzi di trasformare l\u2019offesa in arte (<i>aret<\/i><i>\u00e8<\/i> ha la stessa radice di <i>ars<\/i>), trasformare l\u2019offesa, in atto riparativo (vi \u00e8 gi\u00e0 l\u2019idea di riuso e riciclo). Riuso, riparazione non significano ritornare ad <i>integrum, <\/i>ma a un \u201cdi pi\u00f9&#8221; di valore, poich\u00e9 vi \u00e8 l\u2019azione benevola dell\u2019(Altro) uomo, la forza di vincere il negativo, l\u2019annullamento. Dunque <i>aret<\/i><i>\u00e8<\/i> \u00e8 anche lotta che forma. Rinvia ad una legge che consente di opporsi al distruggere che deforma. Infatti, nel Filebo, Platone ragionando intorno al bene dice che la potenza del bene si rifugia sempre nel bello, come velo, abito, che argina la smisura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c9mile Benveniste fa derivare il termine <b>etica<\/b> dalla radice indoeuropea <i>swe, <\/i>termine che ha dato luogo all\u2019aggettivo che indica \u201cappartenenza\u201d e contemporaneamente \u201cparticolarit\u00e0\u201d. La radice <i>swe<\/i> segnala quindi l\u2019appartenenza e la relazione come una condizione originaria e per converso indica l\u2019impossibilit\u00e0 di non appartenere o di essere monadi isolate. L\u2019etica \u00e8 dunque l\u2019appartenere e insieme essere parte. Il greco specifica meglio tutto questo poich\u00e9 la radice <i>swe-dh <\/i>d\u00e0 luogo a <i>ethos<\/i> morale. L\u2019etica corrisponde al modo di vivere degli uomini sulla terra e riguarda quell\u2019insieme di riti, tradizioni, abitudini che definiscono propriamente la comunit\u00e0. L\u2019uomo, come essere relazionale, ha come sfondo l\u2019etica, l\u2019agire secondo una Legge (la Legge della parola e la Legge non \u00e8 solo obbligo, ma pure dono, guida), e proprio per questo l\u2019uomo non pu\u00f2 seguire una regola \u201c<i>privatim<\/i><i>\u201d<\/i><i>, <\/i>per conto proprio.\u00a0 Per vivere l\u2019uomo deve elevarsi all\u2019altezza della legge (simbolica) a cui si assoggetta. Cos\u00ec seguire una regola, fare una comunicazione, dare un ordine, giocare una partita a scacchi sono abitudini, istituzioni: istituiscono la forma del soggetto umano. Solo cos\u00ec la vita \u00e8 societ\u00e0, <i>cum viven<\/i>s, nella costanza e nella buona prova di s\u00e9, di contro le cattive abitudini sono legate a distruggere e producono danni irreversibili, un circolo vizioso. Una spinta all\u2019anti-convivio, come perversione della legge:cos\u00ec amare viene a coincidere con uccidere (vedi femminicidio), la verit\u00e0 con l\u2019inganno, l\u2019indifferenza con la libert\u00e0. \u201cIl bene \u00e8 il male, e il male \u00e8 il bene\u201d, fa dire Shakespeare alle streghe demoniache nel Macbeth. Oggi, il convivio si dissolve sempre pi\u00f9, poich\u00e9 langue la capacit\u00e0 alla relazione, per un eccesso di narcisismo unilaterale. Il consumo solitario e senza parole fa da padrone. La tavola dell\u2019Altro nella sua funzione simbolica essenziale, quella di offrire un posto al soggetto in quanto appartenente ad una comunit\u00e0, viene disertata, sconvolta, offesa. Bisogna ritrarsi da ci\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo Mens-a parla di educazione alla convivialit\u00e0,\u00a0 attraverso diversi saperi e competenze, giacch\u00e9 mangiare non \u00e8 mai solo ingerire vivande ma anche idee (come sostiene pure Massimo Montanari).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0\u00a0 Competenze nutrizionali (conoscenza degli alimenti, territorialit\u00e0, energia),<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0\u00a0 alimentari (come si usano gli alimenti, come si appetiscono, universo culinario, della tradizione e della storia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0\u00a0 relazionali e di linguaggio (in una commensalit\u00e0 \u00e8 importante saper condividere un discorso, parlare di ci\u00f2 che accomuna e non di ci\u00f2 che allontana, di ci\u00f2 che \u00e8 inclusivo e non di disturbo, coltivare la disposizione morale alla benevolenza e al rispetto)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211;\u00a0\u00a0 Mens-a parla di formazione del gusto (che \u00e8 un senso relazionale e linguistico, tra identit\u00e0, affettivit\u00e0 e memoria, infatti la memoria gustativa si attiva in collegamento al contesto relazionale, ma il gusto include l\u2019educazione all\u2019autocontrollo, alla cura dell\u2019ordine e la facolt\u00e0 di giustizio,\u00a0 include pure le buone pratiche di consumo e una economia etica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo cos\u00ec si pu\u00f2 produrre un circolo virtuoso, di <i>aret<\/i><i>\u00e8<\/i>. <i><\/i><\/p>\n<hr size=\"1\" \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftnref1\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[1]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a> A. Segr\u00e8, <i>Basta il giusto, <\/i>Altreconomia ed., MI, 2011, pag. 10 e sgg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftnref2\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[2]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a> T. Stuart, <i>Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare<\/i>, Bruno Mondadori, MI, 2009, pag. 176<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftnref3\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[3]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a> B. Balsamo, <i>La sorella che salva. La funzione virtuosa del limite<\/i>, Effata ed., 2012, pag. 5 e ssg<\/p>\n<hr size=\"1\" \/>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">LA FORMA INCARNATA COME DONO DI AMORE<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra forma, come soggetti umani dipende dalle risposte ricevute dall&#8217;Altro materno e paterno, come &#8220;ambiente&#8221; e societ\u00e0, risposte all\u2019urgenza del bisogno, anzi sono le risposte che modellano il bisogno, ma soprattutto, la forma dipende dai <b>segni<\/b> (dell\u2019amore), dai segni che provengono dal desiderio dell&#8217;Altro, e questi sono di riparo ad un eccesso di pulsivo antivitale, che deforma. A differenza degli animali, infatti, dove tutto \u00e8 iscritto nell&#8217;ordine\u00a0 della specie, l\u2019uomo apprende i bisogni e il desiderio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno studio di psicologia evolutiva degli anni cinquanta di Ren\u00e8 Spitz, psichiatra e psicanalista, dedicato all&#8217;osservazione di bambini orfani di guerra, ospedalizzati nel primo anno di vita, \u00e8 stato di enorme importanza nell&#8217;evidenziare la funzione primaria e vitale della presenza materna. Spitz osserv\u00f2 che questi orfani, in uno stato protratto di carenza materna, precocemente frustrati dall&#8217;assenza di un riferimento stabile nel tempo, sebbene perfettamente accuditi nei loro bisogni, dalle infermiere, sviluppavano una profonda depressione fino a lasciarsi morire di fame. <b>Deprivazione primaria<\/b> l&#8217;aveva battezzata Spitz. Allora cosa mancava? Mancava la presenza presente dell&#8217;Altro (materno) dell\u2019amore. I bambini non sopportavano di non avere ricevuto il dono dei segni, di non avere ricevuto il dono della parola (amorosa). Le considerazioni che derivano, evidenziano che un neonato, anche se pienamente appagato nei bisogni, non \u00e8 in condizioni di sviluppare e mantenere la spinta alla vita. Perch\u00e9 vi sia ci\u00f2, \u00e8 necessario un aspetto che prescinde dal piano del bisogno e che in un&#8217;ottica psicanalitica riguarda la dimensione del desiderio. E&#8217; utile a tal proposito l&#8217;importante differenza fra bisogno e desiderio. Il bisogno ha uno statuto istintuale, al bisogno si risponde con un oggetto specifico: se si ha sete bevendo si risolve lo stato di bisogno. Il piano del desiderio invece, rimanda ad una peculiarit\u00e0 dell&#8217;essere umano e riguarda il dato inalienabile che un soggetto \u00e8 sempre in una <b>relazione<\/b> con un altro soggetto e questo, in particolare alla nascita data la condizione di totale dipendenza che caratterizza il bambino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il desiderio per la psicanalisi \u00e8 sempre il desiderio di essere desiderati dall&#8217;Altro. A tale riguardo sono essenziali i riferimenti di Lacan nel <i>Seminario IV<\/i>, in relazione alla\u00a0 definizione della &#8220;madre del dono d&#8217;amore&#8221;. Tale definizione non riguarda la madre che d\u00e0 ci\u00f2 che ha, che nutre, che soddisfa i bisogni, ma <b>la madre che nel proporsi al proprio figlio offre ci<\/b><b>\u00f2<\/b><b> <\/b><b>che non ha<\/b>, che nell&#8217;atto di nutrire mostra che il seno \u00e8 un veicolo del segno d&#8217;amore, che la sua funzione non si esaurisce nel prendersi cura del corpo del bambino, ma che il proprio figlio \u00e8 un soggetto che pu\u00f2 mancarle. Il desiderio, dunque ha uno statuto diverso rispetto al bisogno ed \u00e8 proprio perch\u00e8 non c&#8217;era risposta al desiderio che i bambini di Spitz si lasciavano morire. Solo gli uomini vivono nel desiderio, gli animali vivono nel bisogno. Non basta, per sentirsi un essere umano, essere soddisfatti nei bisogni, ma \u00e8 necessario essere riconosciuti nel proprio desiderio di essere desiderati, amati. E ci\u00f2 vuole dire che l&#8217;Altro non pu\u00f2 trattarmi come una cosa, ma come un soggetto d\u2019amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; come se ci fossero due livelli legati all&#8217;oralit\u00e0: uno circoscritto al bisogno &#8220;ho fame&#8221;, &#8220;dammi da mangiare&#8221;, ed una madre pu\u00f2 essere sollecita a rispondere a questo bisogno, e un altro livello, il livello della <i>domanda<\/i>, per cui io non ti chiedo solo il cibo, ma anche l&#8217;amore. Questo \u00e8 il livello pi\u00f9 complicato a cui rispondere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio ci sono bambini che durante l&#8217;allattamento, una volta sazi non si staccano dal seno. Allora in quel momento, accade qualcosa di fondamentale e peculiare dell&#8217;essere umano. Un bisogno si \u00e8 saturato (il bambino ha la pancia piena) ma il desiderio \u00e8 vuoto; il bambino rimane attaccato al seno come se dicesse &#8220;dammi qualcosa d&#8217;altro oltre al cibo&#8221;, &#8220;dammi la tua presenza&#8221;. Ci\u00f2 che in quella attesa silenziosamente domanda il lattante \u00e8: &#8220;resta presente, non \u00e8 importante che tu risponda al mio bisogno, ma \u00e8 importante per me<b> sentirti <\/b>presente&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E chiudere la bocca per un bambino, rifiutarsi di mangiare, \u00e8 anche un modo di dire &#8220;no&#8221; a qualcosa che l&#8217;altro gli d\u00e0, all&#8217;oggetto che viene dall\u2019altro, essendo il cibo il primo oggetto offerto nell\u2019infanzia. Il rifiuto del cibo, il &#8220;no&#8221; alla pappa \u00e8 una forma di protesta nei confronti di una risposta che spesso contiene una confusione tra il piano dei bisogni e il piano del desiderio. Non \u00e8 infatti con una &#8220;merce&#8221; che si risponde al desiderio, ma con l&#8217;amore e la presenza, cio\u00e8 con il desiderio stesso dell&#8217;altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 Freud aveva distinto il piano del bisogno, da quello del desiderio, in <i>Tre saggi sulla teoria sessuale <\/i>(1904). L\u2019incorporazione del nutrimento placa l\u2019urgenza della fame, ma collegata alla oralit\u00e0, vi \u00e8 pure <i>un<\/i><i>\u2019<\/i><i>altra soddisfazione<\/i>, quella simbolica, legata al desiderio di riconoscimento che si esprime come <i>domanda<\/i> rivolta all\u2019Altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa domanda, non \u00e8 domanda di cibo-sostanza, bens\u00ec di <b>segni<\/b>, domanda dell\u2019amore materno. Non \u00e8 domanda di avere il latte, ma domanda che si rivolge all\u2019essere, (di desiderio) della madre. Cio\u00e8, che la madre sia capace di presentificare il desiderio, attraverso le cure particolari al bambino, cure non anonime. Cos\u00ec, l&#8217;attenzione, la dedizione, la solerzia, la premura, in un preciso istante, e per quel preciso sguardo. Che la madre sia capace attraverso il cibo, di presentare che vi \u00e8 qualcosa <i>al di l<\/i><i>\u00e0<\/i> della mera materialit\u00e0. Che sia capace cio\u00e8 di desiderare e cos\u00ec aprire il desiderio nel bambino. poich\u00e9 il desiderio viene dall\u2019Altro, e va verso l\u2019Altro. La madre del segno d\u2019amore si differenzia dalla madre delle cure. La carenza della madre \u201cdel dono\u201d \u00e8 di fatto il nucleo psicanalitico che sta al cuore di tutta la clinica dei disturbi alimentari, da cui scaturisce la lettura di tali patologie, in gran parte, come malattie del desiderio e dell\u2019amore. Da ci\u00f2 si \u00a0ricava il valore di paradigma che per J. Lacan tende ad assumere l\u2019anoressia mentale: l\u2019anoressica manifesterebbe il piano della soddisfazione umana pi\u00f9 puro, perch\u00e9 per poter avere un segno dall\u2019Altro, un segno della presenza presente dell\u2019Altro, pu\u00f2 giungere persino a mettere a repentaglio la propria vita biologica. L\u2019anoressica reclama cio\u00e8 una soddisfazione che sia umana, simbolica. Per questa Lacan ritorna frequentemente sull\u2019anoressia come paradigma dell\u2019umanizzazione del desiderio: rifiuto di appiattire la soddisfazione simbolica, la soddisfazione del riconoscimento dell\u2019Altro, la soddisfazione del segno, sul mero soddisfacimento del bisogno. Il rifiuto anoressico protesta, in definitiva contro la <i>separazione dell<\/i><i>\u2019<\/i><i>oggetto dal segno<\/i>. Il suo Altro che \u00e8 l\u2019Altro che anima il discorso sociale contemporaneo, \u00e8 un Altro che disgiunge l\u2019oggetto dal segno, sia nel senso che annulla il valore stesso del segno d\u2019amore, sia nel senso che utilizza l\u2019oggetto come compensatore immaginario e reale del segno assente. L\u2019oggetto che il discorso del capitalista promuove a nuovo padrone annulla, infatti, la dimensione simbolica del dono. Il dono definisce la dimensione umana in cui un oggetto pu\u00f2 diventare un segno. Nei sistemi familiari delle anoressiche-bulimiche quello che si nota facilmente \u00e8 una circolazione di oggetti scorporati dalla funzione simbolica del segno. Circolano oggetti che non fanno segno della mancanza dell\u2019Altro, che non fanno segno d\u2019amore. Ci\u00f2 che va notato \u00e8 che l\u2019oggetto circola come puro oggetto di consumo in totale autonomia dalla dimensione simbolica del segno. Cos\u00ec nel <i>Seminario IV<\/i> Lacan definisce la bulimia come la compensazione attraverso un oggetto reale, della frustrazione d\u2019amore.<a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftn1\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[1]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a> Si capisce cos\u00ec come l\u2019anoressica nel rifiuto dell\u2019oggetto, orchestri il suo desiderio <b>come un rifiuto<\/b>, per avere il segno della presenza dell\u2019Altro, mentre la bulimica poich\u00e9 non ha avuto questo segno simbolico ne compensa l\u2019assenza attraverso la divorazione infinita, l\u2019annullamento, infinito, dell\u2019oggetto. Ma anche questa compensazione \u00e8 un modo patologico per ricercare nell\u2019oggetto il segno simbolico, per fare in modo che, paradossalmente l\u2019oggetto in qualche modo possa essere elevato al rango del segno d\u2019amore. Ma, la soddisfazione pulsionale della crisi bulimica \u00e8 una risposta fallimentare allo scacco della soddisfazione simbolica. \u00c8 questo un punto estremamente importante sul versante della clinica, poich\u00e9 l\u2019impasse della soddisfazione simbolica viene risolta attraverso una soddisfazione pulsionale, attraverso l\u2019agito bulimico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019amore, il desiderio non sono oggetti che si possono comprare nei negozi, <b>non<\/b> appartengono alla dimensione dell\u2019avere, di ci\u00f2 che hai, ma dell\u2019essere, <b>di ci<\/b><b>\u00f2 <\/b><b>che sei e rappresenti per l<\/b><b>\u2019<\/b><b>altro che ami<\/b> <a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftn2\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[2]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo detto che il bisogno riguarda la dimensione dell\u2019avere (il latte il cibo), ma nella\u00a0 domanda il bambino vuole qualcosa dalla madre, non un oggetto, bens\u00ec la presenza presente, l\u2019amore. Se la madre si riduce solo a dare l\u2019oggetto, <u>allora la domanda del bambino resta l<\/u><u>\u2019<\/u><u>oggetto del bisogno.<\/u><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I segni dell\u2019amore riguardano l\u2019essere: di che natura sono le emozioni, il pensiero, la versatilit\u00e0 del volto, il tono della voce, le parole, gli elementi intimi e privati con cui la madre arreda la relazione con il proprio figlio.\u2019 \u00a0<b>Sono<\/b> <b>i segni che costituiscono le connessioni tra la mente, i sentimenti e il comportamento. <\/b>E oggi manca sempre pi\u00f9 questa cerniera di contatto, cos\u00ec il comportamento rimane senza riverbero emotivo, a-pathos.<b> <\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Bollas<\/b>, chiama tali segni, questo idioma di cura, <b>estetica dell<\/b><b>\u2019<\/b><b>essere<\/b>, segni, che diventano, poi, una caratteristica del S\u00e8 del bambino. Cosi, le sensazioni del bambino, sperimentate in un primo momento come separate le une dalle altre, diventano gradatamente stati di integrazione, si trasformano in un\u2019unione di sensazioni, in una forma. E sono i simboli, le parole che aiutano a integrare a legare. Inoltre, la madre \u2018apre\u2019 il mondo al bambino, <b>nominandolo<\/b> e significandone prevalentemente il \u2018buono\u2019, il meraviglioso (attraverso le parole buone), promuovendo cos\u00ec nel piccolo, il costituirsi di una \u2018fiducia basica\u2019 nella vita. L\u2019accompagnamento verbale, infatti, rassicura il bambino rispetto al mondo sconosciuto, consentendo un\u2019apertura fiduciosa in relazione al non-conosciuto, cos\u00ec che egli possa avere una predisposizione alle \u2018presenze buone\u2019, al di l\u00e0 della madre. A partire dalla \u2018fiducia basica\u2019 il bambino pu\u00f2 imparare a tollerare la frustrazione, a sopportare la distanza temporale tra la manifestazione di uno stato di bisogno e il momento della soddisfazione<a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftn3\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[3]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a>, a tollerare le altre persone (qui si colloca la grande opera delle narrazioni, dei simboli, che stemperano la pulsione angosciosa e operano per la forma e per dare confini).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel senso lacaniano, la madre sufficientemente buona \u00e8 precisamente la madre che alterna il segno d\u2019amore alla cura, l\u2019assenza alla presenza. Il segno d\u2019amore \u00e8 infatti quel segno che impedisce che l\u2019assenza diventi un deserto e che la presenza si riduca alla routine di un confort senza desiderio<a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftn4\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[4]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a>. \u00c8 quel segno che feconda la presenza d\u2019assenza e l\u2019assenza di presenza. In questo senso il dono d\u2019amore resta assolutamente irriducibile al registro dell\u2019utile. Piuttosto il dono d\u2019amore non contiene <b>niente<\/b> se non <b>il segno d<\/b><b>\u2019<\/b><b>amore<\/b>, ovvero il segno della mancanza dell\u2019altro. Nell\u2019amore infatti al centro non c\u2019\u00e8 mai l\u2019oggetto ma l\u2019Altro in quanto Altro, l\u2019Altro che da ci\u00f2 che non ha.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se una madre \u00e8 troppo presente o viceversa troppo assente rende pi\u00f9 difficile l\u2019esperienza della mancanza. Ecco perch\u00e9 la madre per Lacan \u00e8 colei che va e che viene tra presenza e assenza. Ed \u00e8 importante che la madre non otturi tutte le esigenze del proprio figlio e stimoli nel bambino la sua attivit\u00e0 creativa. La scansione presenza-assenza della madre consente al bambino, infatti, di simbolizzare il posto che lui occupa nel desiderio della madre. La madre cannibale, la <i>madre coccodrillo, <\/i>J. Lacan-<i>Seminario XVII<\/i> , invece \u00e8 per Lacan la madre che punta a reinglobare, divorare il proprio figlio, a goderne perch\u00e9 ha abdicato rispetto al suo essere una donna (che desidera e sa amare), \u00e8 una madre tutta madre, quindi non svezzata dal proprio figlio. Ma non tutto il desiderio di maternit\u00e0 si esaurisce in una dimensione divorante, in ogni madre c\u2019\u00e8 in misura maggiore o minore questo aspetto insidioso. L\u2019esperienza della maternit\u00e0 implica sia una <b>disponibilit<\/b><b>\u00e0<\/b> al dono d\u2019amore e ci\u00f2 vuol dire \u2018lasciare andare il proprio figlio\u2019, promuovere lo svezzamento, sia un \u2018tenerlo dentro di se\u2019, quindi un rischio di una <b>impossibilit<\/b><b>\u00e0 <\/b><b>a separarsi<\/b>, a consentire lo svezzamento e la soggettivazione incarnata. (\u00c8 frequente trovare nella clinica delle anoressie\u00a0 adolescenziali questo fantasma di divoramento materno, l\u2019angoscia di essere divorate dalle fauci della bocca di coccodrillo). Ci\u00f2 che rende possibile la crescita evolutiva del bambino \u00e8 la funzione paterna che sottrae il bambino al desiderio incorporante dell\u2019Altro materno. La presenza del desiderio dell\u2019Altro paterno \u00e8 come se dicesse alla madre \u2018tuo figlio \u00e8 anche mio figlio\u2019 non una tua propriet\u00e0 e alla moglie \u2018non puoi esaurire tutto il desiderio nell\u2019esperienza della maternit\u00e0, ci sono anche io tuo marito\u2019<a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftn5\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[5]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a>. Il bambino pu\u00f2 faticare a svezzarsi, se non ha incontrato nel tempo dell\u2019allattamento il segno del desiderio della madre, ma piuttosto un riempire lo stomaco, un ingozzamento claustrofobico, che ha impedito la circolazione della comunicazione affettiva. Un allattamento in cui il latte non ha funzionato come veicolo di una trasmissione affettiva, non ha fatto segno di un al di l\u00e0 del soddisfacimento fisiologico, non ha fatto segno del dono d\u2019amore ma \u00e8 stato solo un otturatore del bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cibo quindi pu\u00f2 essere:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>Oggetto del bisogno di nutrimento;<\/li>\n<li>Oggetto abitato da un \u201cresiduo\u201d di insoddisfazione, che rinvia alla ricerca incessante (di un godimento), di qualcosa che possa richiamare la mitica soddisfazione perduta (La Cosa). [Di ci\u00f2 non parleremo in questo scritto].<\/li>\n<li><b>Segno<\/b>, dono dell\u2019amore dell\u2019Altro; e ci\u00f2 forma il soggetto umano e di desiderio. Nascono attraverso i segni, la capacit\u00e0 a tollerare, a stemperare il pulsivo in eccesso, la sublimazione, la capacit\u00e0 allo scambio di parole come valore dialettico, l\u2019aver cura e la premura, come \u201ccostituenti\u201d \u00a0la forma del soggetto, che \u00e8 sempre intersoggettivit\u00e0.<\/li>\n<\/ol>\n<hr size=\"1\" \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftnref1\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[1]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a> J. Lacan, <i>Seminario IV. La relazione d<\/i>\u2019<i>oggetto<\/i>, (1956-1957),\u00a0 Einaudi, Torino, 1985 p. 188<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftnref2\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[2]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a> P. Pace, A. Mastroleo, <i>Sfamami<\/i> cit. p. 61<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftnref3\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[3]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a> B. Balsamo, <i>Anoressia bulimia obesit<\/i>\u00e0<i>. La cura della parola<\/i>, Effat\u00e0 Editrice, Cantalupa (TO) 2009 , pp10-41<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftnref4\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[4]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a> M. Recalcati, <i>Sull&#8217;odio<\/i>, Mondadori Milano, 2004 pp.125-129; B. Balsamo, <i>La sorella che salva<\/i>, Effat\u00e0 Ed. Cantalupa (To), 2012, p 145 e sgg; A.M. C\u00e0nopi B.Balsamo, <i>Amore sussurro di una brezza leggera&#8230;<\/i>, Effat\u00e0 Ed. Cantalupa (To), 2013, p 96 e sgg<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.psicologiadellenarrazioni.it\/wp-admin\/#_ftnref5\"><sup><sup><u><span style=\"color: #0066cc; font-size: xx-small;\">[5]<\/span><\/u><\/sup><\/sup><\/a> P. Pace, <i>Sfamami <\/i>cit., pp.28-29<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>5 giugno, Bologna INTRODUZIONE Dott.ssa Beatrice Balsamo Nel panorama attuale sono parole-chiave: energia, risorse naturali, nutrizione, consumo, sostenibilit\u00e0. E si parla di malnutrizione, perch\u00e9 si mangia troppo o troppo poco. 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